SETTE

Il Progetto Sette del Collettivo K legge le fiabe come un’avventura all’interno della psiche femminile. I primi due video di questo progetto (Barbablù e La bella addormentata) sono stati realizzati nell’arcipelago maltese, terra d’elezione della Dea Madre.
Entrambi i video hanno struttura circolare, che vuole dare una sorta di ciclicità e infinita durata di questo viaggio, come nel processo alchemico la reiterazione delle fasi per ottenere la trasmutazione degli elementi.
La discesa all’interno di se stesse si snoda attraverso i dibattimenti dell’io.

La bella addormentata ci riporta a un mito antichissimo, presente ovunque, che drammatizza l’archetipo della rinascita, morte e resurrezione, il risveglio, la rinascita della terra a primavera, simbolo del ciclo vita/morte/vita. L’immersione in un sonno profondo, sott’acqua, in una vita parallela. Il risveglio sepolcrale non interrompe il sonno nella dimensione del reale, ove si alternano un’antica solitudine in un borgo desolato all’alienazione della modernità che presenta e propone vari tipi di “stordimento”. Come un’alternanza di stati, sonno/veglia, la compresenza di due mondi paralleli, il mondo della coscienza e il mondo delle tenebre, quello ctonio, quello delle regioni più oscure e remote della psiche, in un continuo ribaltamento della realtà.
L’elemento del doppio viene proposto in varie forme proprio per la sua infinita gamma di significati. Il profondo bivio esistenziale/comportamentale del vivere attivamente il proprio io o subire passivamente una realtà esterna che ci è data. La doppia natura femminile.
La chiave risolutrice è la parola, il porsi la domanda il primo passo: elementi necessari e successivi oltre alla esplorazione e al ritrovamento del sé altro (e pur sempre interno) di fronte ad uno specchio, sono il risveglio attivo dell’aggredio e la ricerca dell’armonia tra tutte le componenti interne e la ricongiunzione degli opposti.

 

In Barbablù la scena iniziale presenta un brulicare di elementi del sé intrappolati in schemi mentali, ed una donna nera che ricorre in tutta la sequenza a rappresentare il divieto. Gli elementi femminili si muovono seguendo il proprio ritmo interno, senza rotture. Anche l’elemento della chiave, cioè della consapevolezza, non reca connotati di violenza come nella fiaba originale, il sangue è un tessuto rosso che fa parte della vita stessa della donna, come il mestruo, come il dolore.

Ricorrenti nei video sono figure femminili arcaiche che osservano le “giovani” nei loro percorsi: tre colori/stati alchemici in barbablù, e la donna nera che si ritrova anche nella bella addormentata all’interno della grotta.
Il passaggio delle chiavi simboleggia il cammino verso la consapevolezza ma anche il profondo legame all’interno degli elementi interni del sé che consente una sorta di metamorfosi attitudinale con conseguente cambiamento nella vita reale, nonché il legame tra infinite generazioni di donne.

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